Dati · le nostre analisi
Cosa sbagliano i siti delle attività italiane: i dati delle nostre analisi
Prima di proporre un lavoro analizziamo il sito che c'è: studi, negozi, artigiani, aziende. I problemi si ripetono quasi identici. Ecco i più comuni, quanto sono diffusi e come capire in pochi minuti se riguardano anche il tuo.
Come abbiamo fatto
Ogni sito è analizzato con lo stesso strumento, costruito da noi: apre le pagine come un telefono su rete 4G con un processore rallentato, guarda cosa parte prima che il visitatore scelga sui cookie, legge quello che legge Google e controlla le impostazioni del dominio. I dati di questa pagina vengono da tutte le analisi fatte da settembre 2026 e si aggiornano quando ne aggiungiamo di nuove.
Non è un campione statistico: sono siti di attività che abbiamo scelto noi, quasi tutte piccole e medie, e 64 su 100 sono fatti con WordPress. Non facciamo nomi. Quando un controllo non è riuscito su un sito, quel sito non è stato contato: i numeri che seguono sono un minimo, non un massimo.
Da telefono è lento: 69 siti su 100
In 69 siti su 100 il contenuto principale compare dopo 2,5 secondi, la soglia che Google considera buona; nei siti lenti il valore mediano è 4,6 secondi. In 55 siti su 100 aprire la home costa più di 3 MB, e il record è stato di 30,3 MB per una sola pagina. Quasi sempre il peso viene da foto caricate così come escono dalla fotocamera e da codice che nessuno usa.
Come controllare: apri PageSpeed Insights, incolla l'indirizzo e guarda la versione mobile. Ne parliamo in Quanto deve pesare un sito.
Il banner dei cookie non basta: 66 siti su 100
In 66 siti su 100 qualche strumento di tracciamento (statistiche, pubblicità, pixel dei social) parte prima che il visitatore abbia scelto, oppure parte su un sito che il banner non ce l'ha. Gli strumenti che non sono indispensabili dovrebbero partire solo dopo un sì. In 51 siti su 100 il banner copre almeno il 40% dello schermo del telefono, e in 29 lo copre tutto: chi arriva vede il banner, non te.
Come controllare: apri il sito dal telefono in una finestra anonima. Se il banner nasconde la pagina, o se rifiutare è più difficile che accettare, c'è da sistemare. Per sapere cosa parte prima della scelta serve un controllo tecnico: chiedilo a chi gestisce il sito.
Google non capisce cosa fai: 44 siti su 100
In 44 siti su 100 la descrizione che Google mostra sotto il risultato manca, è il testo del menu ripreso a caso, oppure il titolo della pagina è generico, come «Home». In 34 siti su 100 la home non ha un titolo principale (H1) che dica cosa fai, e in 22 mancano i dati strutturati, le informazioni scritte apposta per i motori di ricerca e gli assistenti AI.
Come controllare: cerca su Google site: seguito dal tuo dominio, per esempio site:tuosito.it. Se titoli e descrizioni non dicono chi sei e cosa fai, chi ti cerca passa oltre. Per gli assistenti AI vale lo stesso: ne parliamo in Farsi trovare dall'AI.
Contattarti è più difficile del necessario: 34 siti su 100
In 34 siti su 100, nella prima schermata da telefono non c'è un numero da toccare, un pulsante WhatsApp, un modulo o un link ai contatti, anche se più in basso ci sono. In 29 siti su 100 c'è un indirizzo scritto, ma nessuna mappa o link per arrivarci.
Come controllare: apri il sito dal telefono e, senza scorrere, prova a chiamarti o a scriverti. Se non ci riesci con un tocco, nemmeno un cliente ci riesce.
Faticoso da usare da telefono: 53 siti su 100
In 53 siti su 100 almeno un quarto dei link e dei pulsanti è più piccolo di 24 pixel, troppo poco per un dito. In 37 siti su 100 almeno un quarto del testo ha un colore troppo vicino allo sfondo per leggersi bene. In 33 siti su 100 ci sono foto senza descrizione, e chi usa un lettore di schermo non sa cosa mostrano.
Come controllare: usa il sito dal telefono, all'aperto, con una mano sola. Quello che costa fatica a te costa fatica anche ai clienti.
Sicurezza e manutenzione: 73 siti su 100
In 73 siti su 100 mancano le protezioni di base che il server può chiedere al browser (le intestazioni di sicurezza): non si vedono, ma rendono più difficili alcuni attacchi comuni. Tra i siti fatti con WordPress, 60 su 100 avevano il sistema o qualche plugin non aggiornato. E in 28 domini su 100 manca almeno una delle due impostazioni (SPF e DMARC) che impediscono ad altri di spedire email a tuo nome e aiutano le tue a non finire nello spam.
Come controllare: chiedi a chi gestisce il sito quando è stato aggiornato l'ultima volta e se il dominio ha SPF e DMARC. Sono domande da un minuto.
I dettagli che tolgono fiducia
In 17 siti su 100, in fondo alla pagina c'è un «©» fermo a un anno passato (il più vecchio: 2012): a chi lo nota sembra un sito abbandonato. In 20 siti su 100 non abbiamo trovato la partita IVA, che chi ha un'attività deve indicare sul proprio sito. In 36 siti su 100 non c'era nessuno strumento per misurare le visite: impossibile sapere se il sito porta clienti.
Cosa va bene
Non è tutto da rifare. 97 siti su 100 si adattano allo schermo del telefono, 85 su 100 usano una connessione sicura (HTTPS) e 24 su 100 sono veloci anche da telefono. Le basi ci sono quasi ovunque: mancano i dettagli che fanno la differenza tra un sito che esiste e un sito che porta clienti.
Controlla il tuo in cinque minuti
- Apri PageSpeed Insights e guarda la versione mobile: il contenuto principale arriva entro 2,5 secondi?
- Apri il sito dal telefono in una finestra anonima: il banner dei cookie ti lascia vedere la pagina e ti fa rifiutare con un tocco?
- Cerca site: e il tuo dominio su Google: titoli e descrizioni dicono chi sei e cosa fai?
- Dalla prima schermata del telefono, riesci a chiamarti o a scriverti con un tocco?
- In fondo alla pagina, l'anno e la partita IVA sono giusti?
Se vuoi l'analisi completa del tuo sito, come quelle da cui vengono questi numeri, scrivici.